- Tags: google, nfc, pagamenti-on-line, Paypal, wallet
- Lascia un commento
La scorsa settimana Google ha presentato Wallet, il suo “personalissimo” sistema di pagamento basato su tecnologia NFC. Uso le virgolette perché a quanto pare la tecnologia che trasformerà i nostri cellulari in veri e propri borsellini elettronici non è tutta farina del sacco di Mountain View. Questo, almeno è ciò che dice PayPal, ma procediamo per gradi. Cercando innanzitutto di capire cos’è Google Wallet e soprattutto qual è la reale portata dell’annuncio.
In molti mi chiedono se siamo di fronte a un altro flop in stile Wave o a qualcosa di realmente innovativo. Chiarisco innanzitutto un aspetto: Google Wallet non è solo un modo per rimpiazzare la carta di credito.
Attraverso lo smartphone – ci spiega Google dal suo blog aziendale – gli utenti potranno effettuare transazioni di pagamento (per il momento su circuito Citi MasterCard e Google Prepaid Card) ma soprattutto entrare in un nuovo canale dedicato allo shopping nel quale sarà possibile visualizzare le offerte, scaricare i coupon e partecipare ai programmi fedeltà. Il tutto in modo georeferenziato, sfruttando cioè le coordinate trasmesse dal telefonino al sistema via Gps, in modo da avere le proposte migliori in base alla propria posizione.
Più che a un sistema siamo di fronte a un vero e proprio ecosistema di pagamento, un ambiente virtuale che, attraverso l’intermediazione di un cellulare di nuova generazione, può farci comunicare e pagare con gli esercizi reali.
Il vantaggio rispetto agli attuali sistemi di pagamento è abbastanza evidente: se fino a ieri il consumatore doveva scoprire gli sconti, scaricare o ritagliare il coupon, portarlo nel negozio, estrarre la carta di credito e pagare, Google Wave promette di ridurre il tutto a un paio di clic e a una “strisciata” con il cellulare. Qualcosa che va al di là del semplice pagamento, dunque, forse una risorsa che potrebbe cambiare per sempre le abitudini dei consumatori.
Perché ciò accada davvero, però, sono necessari altri tre ingredienti:
1. La diffusione del sistema di pagamento nei negozi fisici (si parte con 120mila punti vendita) e negli smartphone (al momento c’è solo un cellulare attrezzato a dovere, il Nexus S)
2. La sicurezza dell’architettura
3. La disponibilità degli utenti ad abbandonare la buona e vecchia carta di credito per dare tutto in mano al proprio smartphone (ma non li staremo responsabilizzando un po’ troppo questi cellulari moderni?)
I primi due punti influenzeranno il terzo: per dare agli utenti un motivo valido per disfarsi di un “feticcio” di plastica rettangolare al quale si sono comunque abituati (e non senza fatica), bisognerà infatti dare loro qualcosa di utile, capillare, affidabile.
Il tempo ci dirà qualcosa in più a tal proposito, a partire dalla risposta dei commercianti. In questo senso, la possibilità di utilizzare i dati degli utenti potrebbe dare ai retailer (soprattutto quelli di grossa taglia) una spinta in più per provare a inserire Google Wallet fra i sistemi di pagamento, a prescindere dal numero di transazioni effettuate e dai costi associati (che Google peraltro non ha ancora comunicato). È chiaro che dal punto di vista del marketing e delle strategie commerciali si tratta di un’opportunità che può fare la differenza.
E allora più che chiederci se Google Wallet cambierà davvero il nostro modo di pagare dovremmo allora domandarci quanto tempo ci impiegherà il portafogli elettronico di Mountain View a entrare nel taschino dei consumatori.
Di certo la concorrenza non starà a guardare.
Dicevamo di PayPal in apertura. All’indomani dell’annuncio di Google Wallet, la controllata di eBay ha citato Mountain View per violazione del segreto commerciale. Qui, per chi fosse interessato, tutto l’atto d’accusa nel quale compaiono anche i nomi di Osama Bedier e Stephanie Tilenius, due ex-dipendenti PayPal passati alla grande G negli ultimi mesi. Senza di loro, ci informano i legali del colosso dei pagamenti, Google Wallet non sarebbe mai nato. Come dire che Google ha rubato la soluzione portandosi in casa due pedine fondamentali del progetto di mobile payment sviluppato dalla concorrenza.
Al di là della vicenda legale, che resta tutta da chiarire, l’episodio fa capire quanto sia alta la tensione nel settore dei pagamenti di prossimità. Un mercato nel quale anche Apple vorrà dire la sua, per non parlare delle grandi banche mondiali.
Nessun commento:
Posta un commento